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I miei buoni propositi per il 2026? Spoiler: non li porterò a termine. A meno che… | 8/01/2026
Ciao,
In questi giorni sui social ho letto tanti bei propositi per il 2026.
In alcuni casi mi è sembrato di leggere le promesse dei miei figli quando si pentono dopo che si sono comportati male.
Ho letto di chi vuole ritagliarsi – quest’anno sì – un po’ più di tempo per sé. Chi è certo che quest’anno si lascerà distruggere un po’ meno dal lavoro. Chi vuole smaltire i chili di troppo e magari andare in palestra, questa volta con più regolarità rispetto agli anni passati.
Tutti obiettivi che, con buona probabilità, non verranno raggiunti.
A meno che non troviamo un modo per incastrarci.
In che senso?
Come racconta Richard Thaler – premio Nobel per l’Economia nel 2017, nel suo libro Misbehaving, quando dobbiamo prendere decisioni che riguardano il nostro futuro, entrano in gioco due persone diverse che convivono dentro di noi e che, a turno, si passano il comando: il pianificatore e l’esecutore.
I buoni propositi per il 2026 li pensiamo quando al comando c’è il pianificatore.
È lui che parla quando ti dici:
Il pianificatore tiene al tuo interesse di lungo periodo, sa cosa è meglio per te, ma non fa il lavoro sporco.
Perché quando arriva davvero lunedì — e insieme a lui anche il momento di soffrire — al comando c’è un’altra persona, a cui di cosa è meglio per te nel lungo periodo non importa niente: l’esecutore.
L’esecutore è sensibile solo al qui e ora.
Qui e ora devo soffrire per trattenermi dal mangiare l’ultima sfogliatella che c’è in frigo? Ma neanche per sogno. La dieta la inizierò lunedì prossimo.
Ecco perché i piani falliscono.
E questo vale per ogni nostro piano per il futuro: risparmiare oggi per una bella vacanza domani o – ancora più sfidante – per il giorno in cui andremo in pensione, oppure studiare un po’ per volta per evitare le notti in bianco prima degli esami.
Quante situazioni così ti vengono in mente?
C’è un modo per far sì che i piani del pianificatore vengano eseguiti dall’esecutore: la proposta di Thaler è tanto semplice quanto controintuitiva.
Il pianificatore deve trovare il modo di incastrare l’esecutore.
Non convincerlo.
Non fidarsi.
Incastrarlo.
Cioè?
Il pianificatore non deve solo fissare gli obiettivi: una parte del piano deve includere la progettazione del momento in cui l’esecutore eseguirà, in modo da non dargli alternative.
Un esempio raccontato dallo stesso Thaler: vuoi iniziare una dieta lunedì? Datti degli obiettivi e poi scommetti dei soldi con una persona.
La persona con cui scommetti dovrebbe essere facile da trovare perché non ha nulla da perdere: se tu fallisci, lei vince 500 euro. Occhio, però, a sceglierla inflessibile, anche un po’ spietata: devi essere certo che, in caso di sgarro, pretenda – e ottenga – i tuoi 500 euro.
Se hai bisogno, posso farlo io 😉
(Importante nota a margine: quando ho raccontato questo esempio a una psicoterapeuta che si occupa di disturbi alimentari, è inorridita dicendomi che non è così che si fa una dieta).
Se non vuoi rischiare di perdere i tuoi soldi, puoi mettere in gioco la tua reputazione: un altro modo per incastrare l’esecutore è il cosiddetto social commitment, ovvero un impegno che prendi pubblicamente con persone con cui non vuoi fare brutta figura.
Che poi forse è proprio quello che hanno fatto molte persone sui social a inizio anno, hanno preso un impegno con loro stessi e con la loro community, perché anche l’esecutore — che del futuro non si cura — sembra molto sensibile all’imbarazzo sociale.
Al di là della strategia usata, il punto chiave per Thaler è questo: darsi degli obiettivi potrebbe non bastare, bisogna aggiungere premi o penalità che compaiono nel momento in cui al comando c’è l’esecutore, affinché faccia davvero ciò che il pianificatore ha deciso.
È incredibile che, per far sì che un nostro piano diventi realtà, dobbiamo mettere in trappola il noi del futuro. E non è un dettaglio: Richard Thaler ci ha dedicato un passaggio esplicito nel suo discorso del Nobel.
L’economista David Laibson, professore ad Harvard e tra i massimi esperti di scelte intertemporali, non usa mezzi termini: c’è chi è consapevole di questa doppia personalità, e chi non lo è.
Ci sono, per usare i suoi stessi termini, le persone ingenue che dicono: “Domani mi sveglio alle 6 e vado a correre” e mettono la sveglia convinti davvero che questo basterà a farli alzare. Gli ingenui si fidano dell’esecutore
Poi ci sono i sofisticati, che – come Ulisse con le sirene – sanno di non potersi fidare di loro stessi e per questo preparano un piano per il momento in cui suonerà la sveglia: c’è chi mette tre sveglie, chi disabilita la funzione “snooze” o chi compra una sveglia che quando suona, scappa per la casa.
E così, con tutta probabilità, domattina alle 6:00 gli ingenui si gireranno dall’altra parte e i sofisticati no, perché hanno fatto in modo che quella non fosse un’opzione.
Ora arriva il momento un po’ imbarazzante, quello in cui uso questa newsletter – a servizio della nostra società – per uno scopo personale.
Poiché mi piacerebbe tanto perdere 7 kg da qui all’estate, e detesterei farmi una figuraccia con le circa 2.000 persone che, come te, leggono questa newsletter, mi impegno qui, ufficialmente: oggi farò una scommessa da 500 euro con il mio collega Olmo, che legge questa newsletter, e che so abbastanza spietato da pretendere i miei 500 euro nel caso perdessi la scommessa.
Vi farò sapere come va.
E tu che piano hai per il 2026? Ma soprattutto: che piano hai per riuscire davvero a portarlo a termine?
Ciao,
Diego
Poche mail per raccontarti le nostre riflessioni sulla comunicazione della scienza o sul rapporto tra scienza e società e, a volte, anche per aggiornarti sulle nostre iniziative. Promettiamo di non intasarti la casella di posta, quindi se vuoi saperne di più…
Alla fine non solo sei riuscitə a entrare nel sito, ma sei arrivatə anche fino in fondo
Quell’equazione che così tanto spaventava è in realtà soddisfatta per qualsiasi valore di x
Qualsiasi sia stata la tua risposta, quindi, era giusta
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